impressioni di una festa di paese

Pubblicato: 24 giugno 2012 da vintage/me in attualità e società
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Capita sempre, quando ritorno nelle mie terre d’origine durante l’estate, che i miei amici riescano, con la scusa di una passeggiata serale in centro, a trascinarmi ad una delle numerosissime feste di paese che animano le campagne nella bella stagione. Sebbene siano- diciamola tutta- ben lontane dalla mia serata ideale, queste situazioni hanno il gran pregio di offrire un posto in prima linea nel grande circo della fauna locale e delle situazioni imbarazzanti che solo nelle piccole realtà si possono osservare. I partecipanti a questi eventi hanno età che spaziano dal pancione alla fossa e singolarità che li rendono quantomeno degni di una piccola presentazione:
– i bambini; scorrazzano ovunque e fino ad orari che in altre circostanze sarebbero per loro assoluamente proibitivi, osservando interessatissimi tutti i comportamenti più o meno discutibili e deprecabili che hanno i giovani presenti, e che loro prontamente adotteranno non appena l’età glielo consentirà;

  • gli adolescenti; tutti in ghingheri, girano solitamente in piccoli gruppi, dogmaticamente rispettosi dell’invalicabile distinzione tra maschi e femmine. I primi, spesso tamarrissimi, sfoggiano la nuova costosa canotta di marca e la loro presunta capacità di reggere alcoolici nel tentativo di sedurre la femmina campagnola, bionda, scosciatissima ed armata di seducenti sabot, difficilmente distinguibile da un semaforo a causa del pesante trucco multistrato, che fa fine e non impegna; spesso le due categorie ben si appaiano, e le neo-innamoratissime coppiette finiscono per trascorrere l’intera festa limonando duro in presenza della nonna e della sorellina di 4 anni, magari affidata a loro per la serata.
  • i giovani sfigati; parlano solo dialetto ed è peraltro l’unico utilizzo che fanno della lingua. ritengono trasgressivo bere, temerario ballare, imbarazzante parlare con qualcuno che non conoscono già. sfoggiano il loro paio di scarpe da ginnastica migliore, calzini bianchi, jeans degli anni ’80 e magliette fuori misura e probabilmente hanno ritenuto eccessivo lavarsi i capelli prima di uscire.
  • i giovani “in”. Fatta incetta casuale di tutti gli accessori di ultimo grido, si credono infinitamente dandy e nuovi messia dello stile del paese. Schifano i banali beveraggi richiedendo cocktail sofisticati, salvo poi bere come spugne la peggior birra presente, senza rendersi conto di assomigliare terribilmente alla più mal vestita delle passive milanesi di ritorno dall’ultima serata del borgo. Non cuccano ma ne vanno fieri, mica si mischiano, loro!
  • i giovani normali. Presenziano a tutte le feste del paese, in cerca di una ventata di novità, salvo poi conoscere praticamente la totalità dei presenti, tra i quali ci sono, nell’ordine: il loro ex fidanzato, quello precedente, quello con cui hanno avuto un mezzo flirt, l’amico cesso della loro migliore amica che ci prova con loro e che loro vorrebbero evitare come la peste, l’ex amica con cui hanno litigato e che fanno finta di non vedere salvo poi salutare entusiasticamente nel momento in cui ci sbattono contro, il figo per cui sbavano al momento che però è tanto preso da una delle amiche etc etc etc;
  • le single tra i 30 e i 40; si riconoscono dalle coetanee accasate per l’assenza di prole, di fidanzato e di moderazione. Sfoggiano tacchi altissimi, di vernice lucida, di colori vistosissimi pur sapendo che ci dovranno “camminare” nel pantano rovinandosi la perfetta french alle unghie dei piedi. Hanno abiti di raso di tendenza, corti o molto scollati, gioielli a profusione, pochette e capelli appena acconciati dalla loro pettinatrice di fiducia. Con le tette in vista e la camminata fintamente sicura, sparano le loro ultime cartucce nel tentativo di accasarsi con un facoltoso contadinotto;

Di fronte a cotanto zoo, mi sono reso conto che la differenza fra la grande città e la campagna di fatto non è così marcata e sostanziale come si potrebbe immaginare. Stesse vicende, stessi casi umani, stessi tamarri e stesse soubrette. Nel piccolo paese c’è spesso meno apertura, per carità, ma nella metropoli si rischia di confondere l’eccesso con la norma, assimilando senza battere ciglio comportamenti del tutto privi di moderazione e buon senso. Con la paradossale constatazione che il ragazzo che in campagna crede di essere raffinato e alla moda finisce per conciarsi dozzinalmente, come tutti i tamarri urbanizzati, mentre il cittadino che vuole fare l’alternativo e sentirsi radical e sofisticato non è poi così dissimile dall’anacronistico campagnolo!
/m

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