Ritengo modestamente che una delle mie migliori qualità sia la capacità – in alcuni fortunati e fortunosi momenti – di mandare a farsi benedire la routine quotidiana, gli impegni e i doveri che per altri paiono improrogabili, per lanciarmi senza pensarci troppo tra le braccia dell’avventura.

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Era il 5 luglio e mancava esattamente una settimana al temibile ESAME DI STATO. Migliaia di quiz da imparare praticamente a memoria, mentre gli occhi lottano per non perire davanti allo schermo del PC. Cosa faccio io? Vado a Torino, ovvio! Non ho pensato neppure per mezzo secondo di declinare l’invito, quando appena qualche giorno prima la mia amica mi aveva chiesto di accompagnarla nel tentativo folle di approcciare e parlare con la spocchiosissima (o dovrei usare il maschile?) Amanda Lear. Ecco dunque che partiamo alla volta di Augusta Taurinorum, fornite di taralli e cioccolato al latte e cullate dal dondolio del frecciarossa, incredibilmente pulito.

Case popolari d’artista

Sbarchiamo quindi in quella bellissima e dannata stazione che ha nome Porta Nuova e ci diamo alla ricerca di Via SaluzzO, dove ci attendono il nostro albergo e un po’ di riposo per le nostre membra, stanche del viaggio. Chiaramente prendiamo la direzione sbagliata, nonostante le cartine di GoogleMaps, e ci tocca chiedere ad un tipico esemplare di torinese dove si trovi la benedetta via, che nella nostra versione da bionde si trasforma magicamente in Via SaluzzI, dando il la a momenti di sublime confusione. Ma non abbiate timore: siamo riuscite senza ulteriori intoppi a trovare il piccolo e accogliente Hotel Urbani, abbiamo posato le valigie e ci siamo precipitate “al bicerin” per una fetta di torta alle nocciole ricoperta di cioccolata calda. Bella Torino, anche perché nasconde degli angoli capaci di farti dimenticare di essere in una grande città, magari distanti appena qualche viuzza da piazze grandiose ed emozionanti come Piazza Castello, con lo stupendo Palazzo Reale che ha fatto da sfondo per due giorni alle nostre avventure, o come Piazza San Carlo, la cui statua equestre mi ha incantata – e fatto tornare una gran voglia di salire in sella. Ah, una pausa davvero rilassante, ma non perdiamo il filo!

Successo! La “bionda” parla con l’Amandona

Giunge infine la sera e con essa il momento della verità: come reagirà Amandona al nostro temerario tentativo di rivolgerle la parola? Intanto noi ci avviamo fiduciose – in autobus e con gli occhi di tutti puntati addosso, dal momento che eravamo decisamente eleganti – verso la Cavalleria Reale, dove si svolgeva la serata inaugurale del festival “Teatro a Corte”. Lì abbiamo atteso con pazienza l’epifania di Amanda e della sua amica Blanca Li, ballerina, coreografa, regista ed attrice secondo me davvero notevole, spagnola di nascita e parigina d’adozione. Al loro arrivo si è scatenato un inferno di telefonini con fotocamera e di autografi richiesti dalla più eterogenea combriccola di passive di Torino. Noi abbiamo atteso trepidanti un momento di calma, io che incoraggiavo la mia amica gerontofila ad avvicinarsi alla vecchia cariatide senza troppo timore, mentre diversi fotografi – tra cui anche un vecchio bavoso – erano abbagliati dalla luce emanata dal nostro look impeccabile. Ad un certo punto mi giro per prendere un calice di spumante e la mia amica sparisce! Dove, vi chiederete voi. Da Amanda, naturalmente! La guardo incredula e lei è lì, che discorre amabilmente in francese con la Regina della disco e del “Nononononononono!”. Successo, giubilo e tripudio! Dopo tanta emozione non abbiamo toccato neppure una tartina del buffet offerto dall’organizzazione e ci siamo sedute con le ginocchia tremanti per assistere alla proiezione del film Le Defi. Film in francese del 2002, partorito dalla mente di Blanca Li, commedia divertente sull’hip hop – capostipite di una lunga serie di pellicole sul tema – magistralmente mischiato allo stile anni ’30 di Fred Astaire e Gene Kelly, in cui persino le comparse sono ballerini di classe, è un vero peccato che non sia mai uscito in Italia. Le Defi è servito a presentare il filo conduttore di “Teatro a Corte”, che porta in diverse residenze sabaude spettacoli di danza e recitazione dal vivo, ma è servito anche a farmi innamorare di questa bruna spagnola con l’accento snob di Parigi, che balla veramente da Dio!

scenografia d’eccezione per “due bionde a Torino”

Vabbé, d’accordo, lo spettacolo è finito ed è giunto il momento di andare a dormire. Le (dis)avventure però non sono ancora stanche e hanno voglia di regalarci un ultimo sketch. Chiamiamo un taxi, per non tornare a piedi sui tacchi, ma caso vuole che Amanda abbia avuto la stessa idea, data la sua veneranda età. Così finisce che lei si prende la nostra vettura e noi finiamo sulla sua e, quando l’autista comunica lo scambio alla centrale, dalla radio proviene una voce arrabbiata che intima: “Adesso lei mi dice chi ha a bordo!”. Ovviamente i nostri documenti erano in albergo per evitare che ce li rubassero.

Ti amiamo, Torino, e a settembre torneremo più bionde (o rosse) che mai!

§g§

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commenti
  1. vintage/me ha detto:

    ma che belle foto! complimenti alla fotografa. Comunque non ci posso davvero credere che siete andate ad un buffet senza toccare cibo, shame on you!

  2. edgeofgloria ha detto:

    purtroppo, purtroppo è vero! ma ci siamo rifatte verso mezzanotte con ravioli al sugo d’arrosto e una bottiglia di dolcetto, sgnammy! =P

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