Sono in ambulatorio a lottare con il sonno, perché ho la cattiva abitudine di boicottare il letto almeno fino all’una di notte, anche quando so che il giorno dopo devo “lavorare”. Tra virgolette perché naturalmente non mi pagano e chissà quando mai si decideranno a farlo. Trattengo uno sbadiglio e getto uno sguardo al cellulare, che stranamente lampeggia. Che succede? Una chiamata e un messaggio, che sarà mai?! La tipa dell’agenzia, ecco, quella che se l’era presa perché l’avevo chiamata “la tipa dell’agenzia”. Gestisce il nostro contratto d’affitto e la maggior parte dei rapporti con l’amministrazione di condominio e con i proprietari, anche se in modo a volte discutibile. Non ho ancora capito il perché di quel suo piglio petulante e degli ostinati errori grammaticali che popolano le sue frasi: non so se sia perché è una donna dalle risorse limitate – eh sì, esistono anche quelle! – o se è semplicemente troppo stressata. In ogni caso la cosa mi sembra urgente, per cui la richiamo subito, con un filo di ansia, lo ammetto. Ho sempre avuto qualche difficoltà a rapportarmi con le persone che vestono intenzionalmente la maschera dell’autorità, professori, poliziotti, agenti immobiliari frustrate. Chissà, forse in una vita precedente ero una ladra, un’assassina o una truffatrice di vecchiette o forse ho solo una specie di sesto senso, il senso della diffidenza.

la curiosità ha ucciso il gatto o “la portinaia”

Questa volta comunque ci avevo visto giusto. Non appena comincia la conversazione la voce invadente della mia interlocutrice va alla carica con una serie di domande sempre più indiscrete ed insinuanti, senza tenere in alcun conto quel concetto prezioso che tutti noi conosciamo con il nome di privacy. Le hanno detto che in casa nostra vivono più di due persone, come a dire che ci stiamo dedicando all’illegale pratica del subaffitto. Non so, forse le nostre multiple personalità hanno acquisito delle forme proprie senza che noi ce ne accorgessimo, e adesso ci sono in giro cinque copie di me e tre copie del mio coinquilino, ma francamente mi sembrerebbe più probabile l’ipotesi che qualcuno abbia voluto calunniarci. Voi che ne dite? Ma lasciamo stare l’aspetto legale della cosa e andiamo avanti. Le illazioni nei nostri confronti non sono finite: oltre al danno la beffa, perché, in aggiunta al fatto che in ambulatorio ci vado dal mattino alla sera per la gloria e per beneficenza, pare pure che questa mia assenza, prolungata per tutto il giorno, dalle mura di casa abbia aperto la strada alla bizzarra idea che io mi sia addirittura trasferita altrove, cedendo il mio posto in villa, faticosamente conquistato a suon di gesti di divismo, ad un’ignota “altra ragazza”, che sarebbe poi solo una compagna di studi del mio convivente. E giù domande, quesiti, questioni, interrogazioni, giù a scavare il più a fondo possibile nella nostra vita privata, sulla natura delle nostre frequentazioni, su chi entra e chi esce (e chi esce con chi), ma io dico: perché? A che scopo farsi così spudoratamente i fatti nostri quando non stiamo facendo nulla di illegale? Io sentivo puzza di bruciato e l’ho detto chiaramente. Non poteva essere Brittany, la vicina delle martellate alla mia festa di laurea, ad interessarsi tanto della nostra vita sociale, perché lei non poteva sapere a quanti fosse stato intestato il contratto. Chi allora? Un’insospettabile vecchina, naturalmente, vestita con colori sgargianti, dallo sguardo vispo, dalla voce sottile e circospetta. Casalinga di professione, portinaia e zabetta di vocazione. Mai fidarsi delle vecchiette ben vestite e benpensanti, di quelle che ti dicono che a casa tua puoi fare quello che vuoi e che non devi rendere conto a nessuno, perché di solito lasciano sottinteso un “a nessuno tranne che a me”, arrogandosi il diritto di vigilare sulla tua condotta, in nome di una presunta disinteressata gentilezza, come se fossi in un collegio di suore. Si divertono, queste signore “senza più vizi, senza più voglie” a trovare interessanti le vite altrui, forse scambiandole per soap opera dalle trame intriganti; spero non del calibro de L’onore e il rispetto, giacché mi auguro di non poter essere scambiata per il tanto poco virile Gabriel Garko. Che altro dire? Sono lusingata? Un pochino sì, ammettiamolo. Un po’ mi diverte sapere che la nostra vita ormai tanto ordinaria – a parte le volte in cui cucino in mutande pur essendo in vetrina – possa risultare per qualcuno così interessante. Siamo diventati gli inquilini dello scandalo, al centro di un’infinita e sciocca questione di cortile, la nostra “villa” si è tramutata nella Maison du scandale e la cosa mi fa alquanto ridere. Sono ancora più soddisfatta per aver capito in tempo chi fosse la ficcanaso, per l’orgoglio delle mie capacità investigative. Un punto al genio di Gloria Poirot!

Se posso, vorrei concludere con una vena di altruismo, offrendo un appunto e un vivo consiglio a tutte le zabette e le portinaie di questo triste e noioso mondo: si può uscirne,  fatevi una vita, per gli anni che vi restano!

§g§ [Gloria Poirot]

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commenti
  1. firesidechats21 ha detto:

    Il problema è che, quando escono, spesso salgono sui mezzi pubblici tramutandosi nelle temibili Vecchiette del Pullman.

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. vintage/me ha detto:

    e ancora una volta, il mio divismo è talmente massiccio che al centro del pettegolezzo ci sono io e le mie frequentazioni, mentre le uscite della cara miss g. Poirot passano talmente inosservate da far addirittura sospettare che si sia trasferita. Ma perché???

    • edgeofgloria ha detto:

      è che io ho il dono dell’invisibilità (che utilizzo per essere un perfetto detective), oltre ad una bellezza che stordisce e confonde… metti tutto insieme e capirai come possano essere incorsi in un così fatale errore! =D

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