Ammetto che, fino ad un paio di giorni fa, questo termine era totalmente estraneo al mio vocabolario. Il problema del cyberbullismo è diventato però assolutamente concreto e diffuso, tanto da richiedere la creazione di questo neologismo. L’uso dei social network, negli ultimi anni, è progressivamente diventato appannaggio di giovani e giovanissimi, che, a partire anche dall’età di 12 o 13 anni, possiedono un account su Facebook o su Twitter, per mantenersi in contatto con gli amici o per conoscerne di nuovi. Purtroppo, però, risultano così anche molto più esposti alle più o meno subdole violenze di altri utenti. Da un’indagine condotta nel 2007 da Eurispes e Telefono Azzurro è risultato che circa il 33% dei bambini tra i 7 e i 14 anni (1 bambino su 3!!) si connette a internet da solo, senza alcun controllo da parte dei genitori. Ora, io non sono certo Catone il Censore, anzi, penso che sia assolutamente giusto e importante insegnare fin da piccoli l’autonomia e la responsabilità per le proprie azioni, ma resta il fatto che la mancanza totale di supervisione, fino ad una certa età, comporta inevitabilmente dei rischi. La presenza di uno schermo, di un mondo totalmente virtuale, elimina il cosiddetto “face-to-face contact”, spersonalizzando le interazioni tra utenti e facendo sentire tutti decisamente meno responsabili. La possibilità di entrare in rete servendosi di account falsi e nomi inventati, senza che nessuno conosca la vera identità del proprietario, inoltre, consente una grande libertà d’azione ai nuovi bulli, che, senza sporcarsi fisicamente le mani, procedono fondamentalmente indisturbati, in parte anche proprio perché nessun adulto, in molti casi, si preoccupa di chiedere loro che cosa stiano facendo nei loro pomeriggi davanti al pc. Sarebbero così moltissimi i ragazzini che, con frequenza quasi quotidiana, vengono pesantemente insultati, denigrati, maltrattati e – in alcuni casi – anche minacciati e ricattati. Uno per tutti, l’eclatante caso di Amanda Todd, ragazza di diciassette anni che, il 10 ottobre scorso decise di togliersi la vita. Qualche anno prima, Amanda si era avvicinata al mondo dei social network, ed era stata contattata – com’è ovvio – anche da sconosciuti. Scoprendo le videochat, si era lasciata andare a qualche piccola trasgressione, mostrando un seno in cam e venendo fotografata a sua insaputa. Per lei quell’errore – da molti stigmatizzato come segno di stupidità e debolezza giovanili – è stato  l’inizio dell’incubo. La foto è stata fatta circolare e sono stati creati account falsi su Facebook allo scopo di infastidirla, insultarla, infamarla. L’equilibrio psichico della ragazza è stato messo duramente alla prova da queste continue vessazioni, tanto da indurla a chiedere aiuto alla famiglia. Amanda è stata seguita da specialisti e sono state mobilitate persino le forze dell’ordine. Purtroppo, però, tutto questo non è stato sufficiente. Le persecuzioni sono ritornate, il molestatore non le ha dato tregua, continuando a divertirsi sadicamente nel vederla disperata. Amanda si è tolta la vita, vittima della cyberbullismo. Questo è un caso che potrebbe sembrare ai limiti, si potrebbe pensare che lei fosse un soggetto particolarmente debole e prono ai soprusi, ma io credo che situazioni simili a quella vissuta da Amanda siano più frequenti di quanto si sia portati a pensare. Facendo ricerche sull’argomento in questi ultimi giorni mi è capitato di imbattermi su Twitter in un’altra vittima del cyberbullismo.  Questa ragazzina aveva 11 anni quando si è trovata vittima dei bulli del web. Era veramente una bambina (frequentava le medie in un paesino qualunque) e non solo sconosciuti, ma addirittura i suoi compagni di scuola la tormentavano su internet, diffondendo e scrivendo a nome suo cose che lei ha definito “orribili”. Anche questa ragazza – ormai sono passati anni dall’esperienza che l’ha vista vittima del cyberbullismo – è arrivata a tentare il suicidio. Per qualche motivo – caso, fortuna, maggiore “forza”? – le è andata meglio che ad Amanda Todd. È ancora viva, ha cambiato scuola e ora si batte per aiutare chi come lei è preso di mira da bulli e cyberbulli, ma non per questo la sua esperienza si è conclusa. Quello che si è sentita dire ancora le rimbomba in testa e io mi chiedo, semplicemente, perché? Perché esistono situazioni del genere, in grado di rovinare la vita e minare l’autostima di tanti ragazzi e ragazze? In Italia esistono delle leggi che definiscono il reato di bullismo e, indirettamente, di cyberbullismo. Giuseppe Fioroni, Ministro della Pubblica Istruzione tra il 2006 e il 2008, ha inoltre predisposto un numero verde antibullismo (800669696), utilizzabile da scuola e famiglie. Forse però tutto questo non è sufficiente, se ancora il fenomeno è così diffuso.

cyberbullismo: un fenomeno tristemente diffuso

In questo momento, tantissimi ragazzi iscritti a Twitter stanno discutendo della questione. Come attirare l’attenzione dei media (alcuni articoli sono già comparsi su noti quotidiani online), quali volantini e video diffondere, come sensibilizzare le scuole e le istituzioni al problema. Sta girando, proprio su questo social network, una petizione (link qui). Non è chiaro se possa avere un reale valore formale o se miri principalmente – scopo parimenti nobile – a sensibilizzare la società sulla tematica. In ogni caso, i due giovani utenti @RiccHardHo (Fierb) e @Morwen si stanno attivamente battendo per questa causa e per diffondere presso il popolo di Twitter e non solo una maggiore consapevolezza al riguardo. Al neonato indirizzo e-mail noalcyberbullismo@live.it potrete contattare questi ragazzi per partecipare attivamente a questa iniziativa. Nel mare magnum di bimbiminkia e di pomeriggi passati sui social network a tempo totalmente perso, qualcuno finalmente si decide ad utilizzare i mezzi a disposizione per occuparsi di qualcosa di più importante.

g&m

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commenti
  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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  2. Carlo Menzinger ha detto:

    La cosa più difficile da insegnare ai bambini (ma non solo) è che il web è una finestra aperta sul mondo, attraverso la quale si può raggiungere chiunque e chiunque può raggiungerci (nel bene e nel male).

    • edgeofgloria ha detto:

      Sì, è assolutamente vero ed è per questo che secondo me, almeno fino a quando il messaggio su pregi e difetti del web non sia passato (età variabile da soggetto a soggetto, naturalmente), è di importanza fondamentale il cosiddetto “controllo genitori”. Non perché debbano esercitare un controllo repressivo nei confronti dei figli (o almeno non nella maggior parte dei casi, eccezion fatta per i cyberbulli), ma perché possano avere una funzione di tutela.

  3. Fannes ha detto:

    Concordo sull’utilizzo di internet troppo prematuro per un bambino sotto i 13 anni, però di lì ad arrivare al suicidio ci dev’essere qualche problema mentale. Un numero verde può servire a poco, basterebbe più attenzione da parte dei genitori…tutto sommato anche il bullismo può essere formativo, se si reagisce.

    • edgeofgloria ha detto:

      Beh, non posso darti torto del tutto, anche se sinceramente non me la sento di dichiarare che il bullismo possa essere formativo. Voglio dire, lo è, come lo è un capoufficio che ti rompe le scatole dalla mattina alla sera o un vicino di casa con cui non vai d’accordo, ma questo lo rende forse accettabile?

    • vintage/me ha detto:

      sicuramente una maggiore attenzione da parte dei genitori, tanto quelli dei bulli quanto quelli delle vittime, ridimensionerebbe enormemente il problema. Sicuramente poi se una ragazza arriva al suicidio per motivi di questo tipo è perché esistono grossi problemi di fondo: proprio per questo, proprio perché esistono nella società soggetti più deboli di altri, il bullismo è totalmente da condannare, a mio parere. Qualsiasi situazione svantaggiosa o sfavorevole che capita nella vita può essere sfruttata per crescere e per sviluppare resistenza, autonomia e autostima, ma questo non fa del bullismo una pratica accettabile, tanto per la vittima quanto per il bullo stesso, che adotta comportamenti violenti e irrispettosi per evidente disagio.

      • Fannes ha detto:

        Beh che sia una brutta cosa è ovvio, ma per me lo è anche studiare eppure nessuno la dice di smetterla XD

      • edgeofgloria ha detto:

        Ma Fannes, mio caro, a 25 anni puoi smettere di studiare quando vuoi, per dedicarti anche tu alla nobile carriera della peripatetica (o del/della senzatetto, in base alla fortuna) =P

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