a piedi nudi per caso

Pubblicato: 22 dicembre 2012 da vintage/me in arte e spettacoli
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Cari lettori, ripropongo anche qui sul blog un articolo che ho scritto per la rivista online della mia società di danza che è stato pubblicato sul relativo sito (link qui).

rotolata indietro in allenamento

rotolata indietro in allenamento

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Il mio incontro con il mondo della danza, in particolare quella contemporanea, è stato assolutamente fortuito ed accidentale. Un’amica desiderosa di provare alcuni corsi durante la settimana di prova e ancor più desiderosa di non andarci da sola, unitamente alla complicità di un raro periodo della mia vita in cui non avevo molto da fare e in cui mi ero ripromesso di aderire a qualsiasi proposta mi fosse pervenuta, hanno fatto sì che, per la prima volta in vita mia, mettessi piede in una sala da ballo. Specchi, giganteschi specchi ovunque, che non sembravano avere altra intenzione se non quella di sottolineare la goffaggine del sottoscritto ed un riscaldamento che all’epoca mi parve lunghissimo, articolato e complesso mi diedero il benvenuto nel mondo della danza contemporanea. I ricordi delle prime lezioni sono per me assolutamente confusi, non capivo quasi nulla di quello che succedeva, se non che bisognava ballare a piedi nudi sul parquet e – credetemi – per uno come me che faticava anche solo a camminare in spiaggia a causa dei piedini tanto delicati, era una vera faticaccia. Non parliamo poi delle sequenze a terra! Dopo ogni lezione mi portavo a casa i lividi della mia battaglia con il pavimento, non tanto come medaglie al valore per il risultato ottenuto quanto più come premio di consolazione per l’impegno: quello, almeno, c’è sempre stato! Vedevo al contrario la mia bella insegnante scivolare a terra con una leggerezza stupefacente, accarezzare il pavimento, scendere e risalire con eleganza e fluidità, naturalmente senza un graffio. Che poi, dannazione, manco avesse vent’anni, ma quando la vedevo ballare cominciavo a convincermi che nella contemporanea ci fosse una sorta di elisir di eterna giovinezza. E poi la musica. Altra mia grande passione, che mi piccavo pure di pensare di aver capito, almeno a mio modo. Musica che in questo genere va seguita, eccome, ma con quali tempi? Non si conta, dimenticatevi i cinque-sei-sette-otto che la cinematografia ci ha messo in testa. La musica, per lo più elettronica, si segue, tenendo le orecchie ben aperte, riascoltando i pezzi mille volte finché non è chiaro dove ci sono gli accenti. Già, perché gli accenti corrispondono alle spinte delle braccia, che sono il motore principale di tutta la coreografia, alle quali tutto il resto del corpo segue con fluidità, braccia che non fanno altro che disegnare immensi cerchi e spirali, tendendo tutto il corpo verso l’alto, espandendosi fino ad occupare tutto lo spazio disponibile e raggiungere il cuore del pubblico. Ammetto che tutti questi concetti mi hanno confuso parecchio all’inizio, non ne afferravo il senso e – soprattutto – dovevo nuovamente confrontarmi con il mio incubo nel disegno letteralmente a mano libera, disciplina più critica di tutta la mia carriera scolastica. Un giorno poi, ho capito, perlomeno credo di aver capito il senso, il filo conduttore concettuale di tutto questo discorso, della modernità di questa tecnica, della travolgente e coinvolgente passione tutta brasiliana di Oriete, della felicità che si può provare ballando. Ho cominciato a scandire le mie settimane sugli allenamenti, nonostante la fatica dello stretching e gli addominali massacranti. Ballo da soltanto un anno e mi rendo conto che, già solo per il voler scrivere un articolo sulla danza, potrei risultare presuntuoso rispetto a ballerine vere che hanno faticato per decine d’anni alla sbarra e sulle punte. Non ho esperienza in questo campo, non sono cresciuto venerando i mostri sacri del balletto, non ho mai veramente pensato di essere tagliato per una disciplina artistica come questa. Improvvisamente, però, me ne sono innamorato. Ho trovato di nuovo una passione con cui confrontarmi, in cui dare il meglio di me, in cui mettermi nuovamente in gioco, in cui cercare il modo di esprimere appieno la mia personalità. Una passione con cui crescere, individualmente e socialmente, con la quale imparare qualcosa di nuovo in ogni allenamento, grazie alla quale reinterpretare me stesso. Sono le passioni che ci tengono vivi, che ci aiutano a superare le difficoltà e ci permettono di gustare il bello della quotidianità. Grazie e complimenti a tutti gli insegnanti che, per il loro entusiasmo e la grande professionalità permettono anche a noi comuni mortali di avvicinarsi ad un’arte tanto complessa ed affascinante.

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commenti
  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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