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Troppo poco conosciuto, sebbene a mio avviso interessantissimo, il “Concerto di Ferragosto” è un’iniziativa giunta ieri, 15 agosto 2012, al suo trentaduesimo appuntamento con tutti gli appassionati del genere. Particolarità di questo spettacolo è l’ambientazione, suggestiva quanto inusuale: l’Orchestra Bartolomeo Bruni di Cuneo si trasferisce in toto ogni anno in una diversa località alpina piemontese. Disponendosi su un palco allestito apposta per l’occasione su un pianoro erboso, tutti gli strumenti, pezzo per pezzo e non senza, in alcuni casi, notevoli difficoltà, vengono trasportati in alta montagna per una vera e propria esibizione in alta quota. Ospite, quest’anno, della pregevole ed unica iniziativa la località montana di Ferrere, in alta valle Stura:

ferrere, alta valle stura, che ha ospitato il trentaduesimo concerto di ferragosto

quella che, per intenderci, ha ospitato gli allenamenti della pluriolimpionica sciatrice di fondo Stefania Belmondo. Giocavano proprio in casa, questa volta, i numerosi (quasi settanta!) orchestranti professionisti- molti dei quali emeriti insegnanti di conservatorio- che hanno messo la loro passione e professionalità al servizio di questo spettacolo. Favoriti da una giornata limpidissima e calda- per nulla scontato per un ferragosto nelle alte valli del cuneese- i musicisti si sono esibiti in una mise inedita: occhiali da sole, cappelli, bandane e t-shirt per tutti. Inusuale quanto- personalmente- molto apprezzato anche il repertorio proposto: ad apertura e chiusura, infatti, le magnifiche “sigle” dei titoli di testa e di coda dei celeberrimi film di Star Wars, che ho finalmente avuto il piacere di sentire, magistralmente eseguite, per intero! Data la mia sfortuna negli anni passati (presi la pioggia ed il concerto venne annullato!) e la mia forzata reclusione a casa dovuta allo studio impellente, mi sono goduto il concerto seguendo la diretta su Rai3, ma prometto di impegnarmi l’anno prossimo a non perdere l’avvenimento più unico del Ferragosto cuneese!

una passata edizione del concerto di ferragosto, sempre nel cuneese

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Festa di Primavera in Borromeo. L’aspettativa era tanta, sembrava dovesse essere l’evento della stagione, dell’anno, quando non del secolo. Party chic, spocchioso, in un ambiente maestoso che certamente facilitava il compito di creare un’atmosfera ad effetto. Lista vip e sistema di sicurezza degno di una banca mondiale, liberatorie da firmare per un progetto fotografico senza precedenti per una festa di primavera. Gli ingredienti per un cocktail esplosivo c’erano tutti, ma miscelarli nel modo migliore e shakerare con energia si è rivelato più difficile del previsto. Insomma, le proiezioni sulla facciata erano davvero belle (a parte le note in stile “festa della maturità”), con l’impressione dell’acqua color verde petrolio che danzava sulle pareti, la pasticceria era francamente prelibata e il moscato andava giù che era un piacere, la fauna è stata interessante come al solito, ma nel complesso credo ci siano stati non pochi problemi organizzativi, se non altro di tempistica. Noi siamo arrivati intorno alle 22 e ad attenderci c’era una coda quasi chilometrica. Dopo aver superato i vari cancelli e livelli che ci separavano dal giardino all’italiana dove si svolgeva l’evento, dopo un primo drink d’apertura, abbiamo giustamente cercato di accaparrarci qualcosa da mettere sotto i denti, rimanendo tuttavia a bocca aperta di fronte all’assoluta mancanza di cibo. Dopo – quanto? – diciamo un’ora di festa, non era rimasto altro che qualche sparuto grissino, due pasticcini e degli spiedini di frutta, prontamente presi di mira e spazzolati dalla mano più veloce. Affamati come tanti altri (tant’è che ad un certo punto abbiamo anche socializzato con una coppia che aveva rubato un pacco dei fantomatici grissini), ci siamo quindi diretti allo stand dei vini, fino a quando non abbiamo commesso il madornale errore di posare il bicchiere e ci siamo sentiti dire che senza quello non potevamo più essere serviti, perché le scorte di calici erano finite.

Bene! Passiamo allora ad osservare cosa ci gira intorno, tanto per fare qualcosa, mentre la musica si prende una meritata pausa di 20 minuti. Meringhe a profusione, che se non fosse stato per la repulsione al cannibalismo avremmo anche potuto mangiare, tute semitrasparenti e calze a “centrino della nonna”, vestiti con frange in stile charlestone, abiti lunghi a pieghe fini in diverse varianti di colore (c’erano la gialla, l’azzurra e la verde, tre inseparabili amiche), vesti con strascico alla “Luisa Spagnoli ha colpito ancora”, alternate ed accoppiate a specie di burqa con stola annessa adatti al peggiore funeral party, travestimenti da Minnie e chi più ne ha più ne metta. Aggiungiamo in coda i falsi (o veri) gioielli Swarovski multistrato e docce di profumo alla vaniglia, che insieme hanno attentato alla sopravvivenza di ben due dei nostri cinque sensi. Almeno dal punto di vista del divertissement socio-culturale non siamo stati delusi, ma si sa che il pavese medio, di nascita o acquisito, dà tutto il meglio di sé allo sbocciare della primavera. Forse per questo il fotografo che tutti attendevamo non si è fatto vedere troppo in giro.

Lasciamo stare il settore disco, perché forse ormai siamo troppo vecchi per apprezzare appieno certe tirate heavy-techno (anche se ritengo che almeno qualche pezzo commerciale ogni tanto non avrebbe ucciso nessuno). Alla fine mi dispiace dover smontare così una festa che l’anno scorso mi aveva tanto entusiasmato, ma il fatto è questo: ad un party del genere, con circa 1200 persone che hanno pagato fior di euro per il biglietto, non possono finire cibo e bicchieri prima della mezzanotte. A questo punto ci sarebbe stata bene anche una scena alla Cenerentola, con cavalli che diventano topolini e carrozze che si mutano in zucche o, perché no, in pizzette e patatine.

§gloria§

Si supponeva che, da bionda platinata quale ormai ufficialmente sono – e dopo quello che sto per rivelare ancora di più – di tinte di capelli me ne intendessi a sufficienza. Per quanto riguarda i capelli rossi poi, mio malgrado posso ritenermi decisamente un’esperta. Sono passati gli anni e cambiate le prospettive, ma i rossi malpelo di ogni genere e specie hanno continuato a perseguitarmi, probabilmente per una sorta di maledizione dovuta a quei tre capelli arancioni (di numero) che porto in testa da quando ero piccola.

Sono certa che concorderete tutti sul fatto che il pel di carota fa quanto meno una certa fatica a passare inosservato, fosse anche solo per una mera questione cromatica, quando non ci si mette pure il gusto del vestire color blocking sfruttando il vantaggio di una chioma brillante. Se poi addirittura l’allegro ortaggio ha una faccia decisamente nota per aver recitato come coprotagonista in sette film cult – volenti o nolenti – come gli Harry Potter, è proprio impossibile non fare caso al fatto che compaia dall’inizio alla fine di un video che sta facendo il giro di internet in questo periodo. Sto parlando naturalmente di Lego House e di Ron Weasley, che sfoggia un’abilità nel play back degna di un vero cantante emergente. Eppure un vero cantante lui non lo è affatto, ma l’aver letto tutti i libri della Rowling tre anni fa, in un’impeto di adolescenza, e l’aver visto tutti i film della saga, con tanto di frastuono collegato al maggiore o minore sex appeal dei vari Daniel Radcliffe, Emma Watson, Tom Felton, Matthew Lewis o Rupert Grint (eccolo infine, il rosso!) non mi ha salvata dal cadere rovinosamente nell’inganno escogitato da Ed Sheeran.

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Lo ammetto, la prima cosa che ho detto e che ho anche esclamato con sorpresa ed entusiasmo la prima volta che ho visto il video è stata: “Ma Ron si è messo a fare il cantante!”. Lo ammetto e sarei anche pronta a fare penitenza per il mio errore, se non fosse che, prima di tutto, non sono stata affatto l’unica a scivolare nel biondume e poi, se vogliamo essere davvero sinceri, i due scambisti di questa storia sono quasi identici. Ok, per chi si fosse ricordato il vero nome di Ron non sarebbe stato difficile capire l’equivoco “certamente voluto”, ma io e l’altra bionda non siamo grazie a Dio così fanatiche e di Rupert Grint non ricordavamo che il personaggio. Inoltre, siamo obiettivi, dal momento che la chioma dei rossi catalizza tanto l’attenzione, alla fine se non si guarda con molta attenzione tutti i red di questo mondo potrebbero sembrare uguali. Un po’ come i cinesi e i giapponesi, con i loro capelli lisci e neri, per citare un’autorità in fatto di fisionomia.

Bionde noi, ma rossi loro, concludo con una domanda, trovata tra le argute questioni di Yahoo! Answers: “Secondo voi sono veri i proverbi sui raga con i capelli rossi??”

§gloria§