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Riscoprire la fede nello spirito natalizio quando, inaspettatamente, ti trovi a dover fare una fototessera che – miracolosamente e al primo tentativo – tira fuori la bellezza da un sorriso a bocca chiusa, da una barba non fatta e soprattutto dall’assenza dei miei fedeli occhiali da vista, che mi accompagnano sempre e nascondono almeno in parte le mie perenni occhiaie. Caro Babbo Natale, ora finalmente so che nel resto dell’anno fai il fotografo!

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Questo prova che Santa Claus esiste e che noi, sempre noi, gli irriducibili della satira e della battuta facile, siamo in realtà dei gran cuori teneri! Evviva il Natale, evviva queste piccole grandi emozioni da condividere!

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N.d.A. e noi condividiamo questa riscoperta vena di commozione in una nuova ribrichina che dice tutto in una parola, come Marco Mengoni: “l’essenziale”.

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Strano. C’è qualcosa di davvero strano in un essere umano. Deve essere l’incredibile capacità che ha di far ballare il proprio cuore anche quando si sta annoiando davanti a una finestra, anche quando ballare era l’ultima cosa che pensava di poter fare in quel momento. Da quel che so l’uomo è l’unico animale in grado di passare dalla quiete alla tachicardia alla commozione nel giro di appena qualche minuto. Certo, se pensiamo a un’antilope che, mentre bruca tranquillamente l’erba, all’improvviso vede le zanne di una leonessa avvicinarsi vertiginosamente al proprio fondoschiena e per il panico va a schiantarsi contro un baobab, qualcuno potrebbe accusarmi di essere stata precipitosa nell’etichettare con il marchio della singolarità l’Homo sapiens sapiens. Il tipo di commozione a cui mi riferivo, però, non era precisamente quella cerebrale, bensì piuttosto un certo moto dell’animo, che spesso stenta addirittura a dare segno di sé nel mondo tangibile dei cinque sensi, ma prende indubbiamente le mosse dal centro del petto, da quell’organo mistico e allo stesso tempo così materiale: il cuore.

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Mi ha sempre affascinato in modo particolare, il cuore, tanto che all’inizio, quando muovevo i primi passi a medicina, avevo addirittura pensato di fare il cardiochirurgo. Poveri noi! L’esaltazione provata durante la lezione sulla circolazione extracorporea era quasi riuscita a darmi il colpo di grazia (o di fulmine, che dir si voglia), ma poi, per la fortuna dei miei futuri pazienti, una certa difficoltà nel pelare le mele ha infine vinto questa insana passione. Eppure davvero – ci avete mai pensato? – il cuore umano è un organo incredibilmente suggestivo. Si muove così, ritmicamente e con regolarità, accelerando appena per metà respiro, e normalmente neppure ti accorgi che c’è. Però senza di lui, cosa saresti? Un corpo inerte, senza vita, e non soltanto perché saresti veramente morto. Senza le aritmie e le commozioni cardiache, che possono portare un animo umano alle vette e agli abissi dell’emozione, che senso avrebbe l’intera esistenza? E, nonostante questo, malgrado la poesia che sul cuore aleggia da sempre, lui rimane così, un organo fatto di carne, neppure troppo bello, ma incredibilmente umano. Per ricordarci che, dopotutto, anche l’emozione, persino l’amore, che del cuore sono la vita e l’essenza, possono nascondere le loro insidie. Ma senza di loro saremmo morti.

(Liberamente tratto dalle riflessioni di una grande artista: Sylvia K)

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