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Riscoprire la fede nello spirito natalizio quando, inaspettatamente, ti trovi a dover fare una fototessera che – miracolosamente e al primo tentativo – tira fuori la bellezza da un sorriso a bocca chiusa, da una barba non fatta e soprattutto dall’assenza dei miei fedeli occhiali da vista, che mi accompagnano sempre e nascondono almeno in parte le mie perenni occhiaie. Caro Babbo Natale, ora finalmente so che nel resto dell’anno fai il fotografo!

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Questo prova che Santa Claus esiste e che noi, sempre noi, gli irriducibili della satira e della battuta facile, siamo in realtà dei gran cuori teneri! Evviva il Natale, evviva queste piccole grandi emozioni da condividere!

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N.d.A. e noi condividiamo questa riscoperta vena di commozione in una nuova ribrichina che dice tutto in una parola, come Marco Mengoni: “l’essenziale”.

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Good Bye, Lenin!

Pubblicato: 22 dicembre 2014 da edgeofgloria in mare, varie, viaggi
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Ciao, ciao, ciao, ciao

ciao, CIAO, ciao, ciao, ciao, ciao

Ripetizione ossessiva di scene già viste

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Comfort in serie (preassemblati imballati spediti)

; rapporti high tech e felicità di vetro

[ma verde :)]

« – Che strano, non è cambiato niente. – Perché, doveva cambiare qualcosa? »

« – Che strano, non è cambiato niente. – Perché, doveva cambiare qualcosa? » (Good Bye, Lenin!)

Questa ve la svendo proprio, mentre preparo la valigia e ci infilo dentro mille pensieri. Roba vecchia di 4 anni fa, solo per dire CIAO a questa città che mi ha fatto uscire dai soliti schemi. Au revoir Gênes, e buon Natale!

Il Bel Paese è un gran gineceo e non sto parlando del famoso formaggio. Sono un giovane (e già partiamo male) medico (sottofondo di risate del ministro Giannini) donna (qui forse ho qualche speranza) che nella vita vorrebbe fare un po’ di ricerca scientifica che sia degna di questo nome. So che state pensando che sia appena partito l’intermezzo comico, ma vi giuro che è proprio quello che sogno di fare. Sorridete, lo vedo, e capisco perché. Sorrido anch’io, dai, ho una buona dose di autoironia. Non è credibile che una persona dotata di senno possa desiderare una carriera da ricercatore in un Paese in cui si fatica a trovare un bagno pubblico non infestato da parassiti grandi come la testa di un cavallo. Gloria, anche tu, un po’ di realismo!

Avete ovviamente del tutto ragione, ma il realismo mi ha rotto i cojones, per dirla con finezza alla Rocky Balboa. Negli ultimi mesi ci ho sbattuto la faccia una marea di volte e francamente mi sono stancata. Oggi i giovani devono essere smart, dinamici, flessibili, vogliosi di lavorare fino alla prostituzione, non si può più vivere di sogni e speranze, l’amor proprio e l’orgoglio sono bagagli inutili da portarsi appresso. Simili concetti mi sono stati ripetuti fino alla nausea e ora dovrò iniziare a dirmelo anche da sola. Lo sai, Gloria, che bisogna adattarsi, che se ti mandano a lavorare a 1000 chilometri di distanza con un preavviso di una settimana tu ci vai e stai zitta, perché è del tuo futuro che si sta parlando e se hai glutei sufficientemente sodi per farti ripescare in un concorso pubblico dopo mesi di attesa poi non fai la pignola su dove ti spediscono. Ma sapete che c’è? A me non va bene questo sistema delle proposte che non si possono rifiutare, delle bottiglie di Barolo da portare al primario, del rimming selvaggio per un briciolo appena di considerazione. Io l’antiquata valigia di cartone con valori e morale un po’ schiacciati dentro continuerò a portarmela in giro e ad attaccarci gli adesivi di viaggio, con tutto l’orgoglio di cui sono capace.

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Intanto – io e lei – possiamo dire una cosa di Genova, che ci sta ospitando, anche se per poco (ancora grazie alla flessibilità): la Superba merita tutto il suo nome. Superba nel resistere alle alluvioni, Superba nello smentire tutti i luoghi comuni. Se qualcuno vi parla male dei genovesi ridetegli in faccia perché sta mentendo. Mi hanno offerto da bere già fin troppe volte e hanno conquistato il mio cuore in un nanosecondo. Quando non vedi un amico da 18 anni ed è quasi come se non fossero passati, quando cammini in un vicolo pieno di gente ubriaca di vita, non puoi che inchinarti e sorridere di gratitudine per un mondo così, colorato, folle, frenetico, imprevedibile, bello. Posso partire, dopotutto, posso essere flessibile, tanto so già che tornerò a Pasqua!

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Coincidenze, affascinanti misteri della fede che secondo me in realtà non esistono. Io ho sempre avuto molto poco di femminile: da piccola i miei amici erano quasi tutti maschi e preferivo decisamente giocare con macchinine e costruzioni piuttosto che con le Barbie, alle quali normalmente finivo per staccare la testa e/o tagliare i capelli per rendere più credibili delle relazioni lesbo. Oggi poi, alla veneranda età di 26 anni, porto una prima di reggiseno, con le gonne mi sento mediamente a disagio e continuo bene o male a sostenere la parte dell’uomo di casa. A mia madre poi, per completare il quadro, oltre all’infinito numero di cavolate che hanno detto sul mio conto, per un certo periodo della mia infanzia, medici e affini, avevano addirittura riferito, con assoluta certezza ecograficamente documentata, che sarei nata maschio. E da maschio il mio nome sarebbe stato Matteo. Coincidenze? Chissà… Quello che so è che da sempre sono stata circondata da Matteo di ogni genere e specie, come se da quella primitiva ipotesi di appellativo maschile fosse derivato un qualche legame, segreto ed inspiegabile ma stabile negli anni, con persone così nomate.

uno tira l’altro! ahahahah!!!

Questa cosa curiosa l’ho compresa all’inizio della settimana grazie al contributo inatteso e gradito di un messaggio su Facebook. A questo punto vi starete chiedendo che cosa ci possa essere di strano in un messaggio su Facebook, immagino. Ebbene, vi rispondo: il mittente, per dirne una. Mai avrei pensato che potesse spuntare fuori dal cilindro, questo lunedì, proprio il primo Matteo, direttamente da quindici anni fa! Ero una bimbetta delle elementari allora, quando lo conoscevo, ci parlavo, ci giocavo, quando ci scambiavamo gli ultimi libri letti da divorare in metà pomeriggio. E adesso? Non ci sentiamo né vediamo da anni, anzi quasi millenni, per la mole di vita che ci è passata in mezzo, eppure mi scrive e scopro che c’è ancora qualcosa da condividere. Anche lui ha ingurgitato tutta la letteratura disponibile, nel corso degli anni, anche lui se ne è nutrito fino a rimanerne fatalmente contagiato, fino a desiderare un taccuino “alla Hemingway”, fino a sentirsi parte della letteratura stessa, autorizzato a dare anche lui il suo contributo, o almeno a provarci. Anche lui come me. Beh, che dire, è stato bello, un tuffo all’indietro che mi ha fatto tornare alla mente tanti piccoli dettagli dolci di quando ero piccola, che credevo di aver seppellito per sempre in fondo in fondo a qualche remoto cassetto della mia anima.

“ma perché quello verde degli M&M’s è FEMMINA?!”

Matteo, quanti ne conosco? Un discreto numero, direi, ma non è il numero che conta. Quello che conta è che, per una strana, bizzarra coincidenza, i Matteo della mia vita sono sempre stati importanti, più degli altri nomi, pur numericamente superiori. E c’è sempre stato un Matteo per i momenti essenziali. Chissà, forse ci capiamo particolarmente bene, io e i Matteo, forse proprio perché sarei potuta essere uno di loro. Così, un po’ come gli M&M’s, per me un Matteo tira l’altro. Ma non si preoccupi chi mi ha fatto ridere così tanto con il suo appunto, i Matteo vengono uno alla volta per cui c’è un solo Matteo nella mia vita. Glielo concedo, va’!

§g§ [Liona “Luce” Togre]